Coronavirus, smartworking e trasformazione del lavoro: vantaggi e rischi

L’improvvisa e rapida diffusione del Covid-19, e le misure restrittive imposte dal Governo al fine di contenere la pandemia, stanno incidendo sulle abitudini di vita di tutti i cittadini, comprese le modalità di svolgimento dell’attività lavorativa. In particolare, l’esecutivo ha – seppure temporaneamente – semplificato l’attivazione dello smart working, consentendo ai lavoratori che vi accedono di svolgere l’orario di lavoro interamente al di fuori dei locali aziendali, derogando in tale modo alla normativa originaria. Secondo i dati del Ministero del Lavoro, dopo l’inizio dell’emergenza “Coronavirus” sono 554.754 i nuovi lavoratori che usufruiscono del lavoro agile, raddoppiando i numeri precedenti (circa 570000), a fronte di una platea potenziale calcolata in oltre 8 milioni di persone. 

Un numero considerevole di lavoratori sta avendo la possibilità di sperimentare per la prima volta i vantaggi dell’attività svolta in un ambiente differente dall’ufficio: la conciliazione con le esigenze famigliari, l’eliminazione delle problematiche connesse allo spostamento casa-lavoro, per certi aspetti la riduzione di alcuni elementi di stress correlati all’ambiente lavorativo. D’altra parte, lo smart working presenta anche delle difficoltà, alcune di carattere logistico e tecnologico, immediatamente percepibili (la condivisione degli spazi domestici, la disponibilità di una connessione internet adeguata, la complessità dell’uso degli strumenti di comunicazione), altre di natura organizzativa, destinate a dispiegare i loro effetti in tempi più lunghi: l’isolamento del lavoratore, la perdita o la diminuzione dei vantaggi derivanti dal confronto e dal lavoro condiviso che possono esclusivamente scaturire dall’interazione personale.

Nei prossimi mesi, quando l’emergenza “Coronavirus” si ridurrà progressivamente, e i ritmi e le pratiche lavorative torneranno nel solco della “normalità”, occorrerà fare tesoro di questa esperienza, di quella che può essere considerata in un certo qual modo alla stregua di un esperimento di laboratorio, al fine di costruire strumenti normativi, percorsi condivisi tra le parti sociali, affinché le modalità organizzative e gli strumenti tecnologici siano adeguati alle esigenze dei lavoratori e delle aziende. 
Una moderna società dinamica, innervata dalla diffusione della tecnologia digitale, deve essere in grado di garantire la coniugazione tra lo sviluppo economico e i tempi di vita individuali e famigliari, senza tuttavia abdicare alla cultura del lavoro e del confronto tra gli individui. Un universo produttivo come quello del nostro paese, caratterizzato dalla presenza di una forte industria manifatturiera e da una spiccata vocazione creativa, non può rischiare di perdere valore a causa di una eccessiva parcellizzazione dell’attività lavorativa e della drastica contrazione degli spazi e dei luoghi di condivisione e collaborazione tra le persone.



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