Il metodo WASP per la promozione della sicurezza

Il WASP (analisi del gruppo di lavoro per la promozione della sicurezza) si fonda sull’analisi da parte dei lavoratori delle pratiche di lavoro pericolose, attraverso una metodologia nella quale essi discutono in merito alle cause dei loro comportamenti sbagliati, individuando le caratteristiche del luogo di lavoro che favoriscono gli errori umani e, conseguentemente provocano il verificarsi dei rischi. L’attività si esplica all’interno di gruppi di lavoro, i quali si fanno poi portatori – nei confronti della direzione aziendale – delle proposte di miglioramento finalizzate a incentivare i cambiamenti a livello comportamentale.

Il metodo WASP è stato elaborato dall’Istituto Nazionale per la Vita Lavorativa (National Institute for Working Life), sviluppando e modificando – in base alle esperienze raccolte – il suo precursore denominato ERFO, realizzato in Svezia da CLIMA Consult AB.

ERFO è stato sperimentato e valutato in Svezia all’inizio degli anni novanta, nel contesto di una serie di studi pilota condotti nello stesso paese scandinavo e in Danimarca nell’ambito dei settori di distribuzione di energia elettrica, siderurgico e dell’imballaggio. La filosofia su cui si fonda l’elaborazione del metodo ERFO è che per creare un programma di prevenzione realistico e valido si devono utilizzare due fonti di conoscenza:

  • la conoscenza esperta dei professionisti nel settore della SSL;
  • la conoscenza esperta interna specifica della componente operaia esposta ai rischi veri e propri.

I canali per comunicare il primo tipo di conoscenza sono relativamente ben definiti, mentre non lo sono i metodi per un uso sistematico della conoscenza dei lavoratori. Il metodo WASP è stato elaborato per soddisfare quest’ultima esigenza mediante un coinvolgimento sistematico dei lavoratori nelle attività di prevenzione. Una ulteriore finalità di WASP è l’ampliamento del confronto sui rischi e sulle misure di prevenzione, estendendoli dai soli comitati per la sicurezza ai lavoratori che sono effettivamente esposti ai rischi. Il metodo si fonda su procedure di indagine, feedback e discussioni di gruppo.

Gli obiettivi del WASP sono:

  • l’individuazione delle caratteristiche del luogo di lavoro che producono un comportamento pericoloso;
  • l’emersione di problematiche legate a pratiche di lavoro pericoloso;
  • la creazione di programmi di prevenzione realistici (conoscenza attuabile);
  • la messa in discussione del meccanismo mentale “a me non succederà”.

Gli obiettivi dei ricercatori erano:

  • la creazione di uno strumento in grado di permettere l’analisi del “comportamento umano” dei lavoratori senza colpevolizzare le vittime di infortuni dovuti a comportamenti sbagliati;
  • l’individuazione di un modo più efficace, rispetto alle tradizionali informazioni sui rischi, per influire sulla percezione del rischio da parte del lavoratore;
  • la “fusione” di due differenti tipi di conoscenza: quella del professionista esperto per la sicurezza professionista e quella dei lavoratori.

Attraverso uno studio pilota realizzato in quattro contesti aziendali, è emerso il potenziale di WASP, il quale si avvale inoltre di un solido retroterra scientifico (combina il know-how di base con apprendimento, comunicazione, percezione dei rischi e teoria delle decisioni). Il metodo si è rivelato inoltre una valida risposta all’esplicita richiesta delle aziende di uno strumento per occuparsi delle pratiche di lavoro pericolose in modo sistematico e costruttivo.

La procedura WASP viene gestita con un sistema di cicli. Il primo ciclo è più lungo di quelli successivi, perché comprende la preparazione e la realizzazione di un questionario.

  • Aggancio.
  • Preparazione del questionario.
  • Risposte al questionario.
  • Feedback di profili grafici.
  • Dialogo del gruppo.
  • Riunione della direzione.
  • Risposte al questionario.

I risultati del metodo sono stati valutati facendo ricorso a quattro gruppi sperimentali, composti da un numero di componenti compreso tra 7 e 12. Dai risultati della valutazione dei quattro gruppi pilota emerge che il metodo è stato applicato con successo in tre dei quattro gruppi. Questi tre gruppi hanno deciso di continuare ad utilizzare il metodo; il quarto ha ritenuto che il metodo non garantisse sufficienti vantaggi rispetto alla quantità di tempo e di sforzi richiesti per la sua attuazione. In generale, i rappresentanti delle direzioni hanno espresso un parere positivo sul metodo ed hanno affermato di aver aumentato in modo significativo le loro conoscenze in materia di problemi di sicurezza del lavoro.

Uno dei risultati positivi del processo è stata l’applicazione nelle aziende pilota di misure di prevenzione più realistiche (compatibili con i cicli di produzione di tutti i giorni).

I gruppi di discussione sono stati definiti come la componente più importante del metodo in termini di conseguimento di cambiamenti comportamentali tra i partecipanti, e inoltre è emersa l’incisività delle proposte presentate dai gruppi di discussione alla direzione aziendale.

Il metodo descritto è in grado di consentire il raggiungimento degli obiettivi soltanto in presenza di un impegno ufficiale da parte della dirigenza aziendale e di una conseguente assegnazione di risorse per l’attuazione. Inoltre, nell’organizzazione deve esistere un certo livello di “apertura mentale”, ossia è necessario costruire una cultura aziendale orientata al confronto tra direzione e lavoratori, in mancanza di tale condizione è improbabile, che i lavoratori utilizzino tali opportunità per presentare delle proposte.



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