Covid-19, indicazioni per le aziende prive di medico competente

La Circolare del 29 aprile 2020 “Indicazioni operative relative alle attività del medico competente nel contesto delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus SARS-CoV-2 negli ambienti di lavoro e nella collettività”, assegna un ruolo centrale ai medici competenti al fine di una corretta e sicura ripartenza delle attività produttive; a tale proposito il testo afferma che “se il ruolo del medico competente risulta di primo piano nella tutela della salute e sicurezza sul lavoro nell’ordinarietà  dello svolgimento delle attività lavorative, esso si amplifica nell’attuale momento di emergenza pandemica, periodo durante il quale egli va a confermare il proprio ruolo di “consulente globale” del datore di lavoro”.

Come già descritto in un precedente articolo, viene assegnato al medico competente una specifica responsabilità con riferimento al supporto al datore di lavoro al fine della tutela dei soggetti fragili, nonché nella gestione dei test sierologici in azienda.

Ma come devono comportarsi le aziende che non hanno nominato il medico competente?

Il D.Lgls. 81/2008 prevede, per il datore di lavoro, l’obbligo di nomina del medico competente soltanto nel caso sia stata attivata la sorveglianza sanitaria, la quale viene posta in essere esclusivamente nei casi in cui l’attività lavorativa comporti rischi per la salute dei lavoratori.

L’articolo 83 del Decreto Legge 19 maggio 2020, n. 34, interviene correggendo parzialmente e per un periodo limitato di tempo tale l’attuale normativa, prevedendo una sorveglianza sanitaria emergenziale.

Nello specifico il Decreto stabilisce che:

– per garantire lo svolgimento in sicurezza delle attività produttive e commerciali in relazione al rischio di contagio da virus SARS-CoV-2, fino alla data di cessazione dello stato di emergenza i datori di lavoro pubblici  e privati assicurano la sorveglianza sanitaria eccezionale dei lavoratori maggiormente esposti a rischio di contagio;

– per i datori di lavoro che non sono tenuti, in base al D.Lgls. 81/2008, alla nomina del medico competente per l’effettuazione della sorveglianza sanitaria, fermo restando la possibilità di nominarne uno per il periodo emergenziale, la sorveglianza sanitaria eccezionale può essere richiesta ai  servizi  territoriali dell’INAIL che vi provvedono con propri medici del lavoro, su richiesta del datore di lavoro.

Restano tuttavia notevoli perplessità sulla formulazione normativa, in particolare rispetto ai seguenti aspetti:

– l’individuazione dei lavoratori maggiormente esposti a rischio di contagio che devono essere sottoposti a sorveglianza sanitaria resta vaga e confusa, così come le modalità di accesso alla stessa: devono essere sottoposti a visita tutti i lavoratori in tali condizioni, oppure gli stessi possono fare la visita a richiesta?

– l’articolo 83 del Decreto regola la “sorveglianza sanitaria eccezionale” escludendo dalla stessa l’applicabilità degli articoli 25, 39, 40 e 41 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, ossia di tutta la regolazione della sorveglianza sanitaria: il medico competente, di conseguenza, non avrebbe l’obbligo di informare il lavoratore, di collaborare con il datore di lavoro, di visitare gli ambienti di lavoro. Non essendo applicabile l’articolo 41 il medico non dovrebbe esprimere nemmeno il giudizio di idoneità alla mansione, anche se il Decreto Legge 19 maggio 2020, n. 34 contiene un riferimento al divieto per il datore di lavoro di recedere dal contratto con il lavoratore in caso di inidoneità.

La situazione appare confusa, l’auspicio è che nei prossimi giorni, attraverso l’emanazione dei provvedimenti attuativi, ci sia una correzione o un chiarimento degli aspetti sopra descritti.




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