EU-OSHA: il COVID-19 ha aumentato l’esigenza di proteggere i lavoratori dall’esposizione ad agenti biologici

Nell’Unione Europea, ogni anno, muoiono 5000 lavoratori a causa di malattie infettive lavoro-correlate. Sono queste le cifre contenute nella nuova relazione dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA), nella quale sono riassunti i risultati di uno specifico progetto – condotto prima della pandemia di COVID-19 – finalizzato ad affrontare il problema dell’esposizione ad agenti biologici sul luogo di lavoro e degli effetti sulla salute.

I risultati riguardano ambiti problematici, gruppi vulnerabili, rischi emergenti e sistemi di monitoraggio.

L’esposizione ad agenti biologici sul luogo di lavoro è diffusa e legata a numerosi problemi di salute, tra cui le malattie infettive, le allergie e il cancro.

La ricerca – la quale intende sensibilizzare sulla tematica e fornire informazioni affidabili che aiutino a definire efficaci misure preventive – mira a individuare e descrivere le esposizioni principali.

La relazione contiene un’analisi approfondita di cinque settori/tipi di occupazione particolarmente a rischio di esposizione:

– settore sanitario;

– attività lavorative incentrate sugli animali;

– trattamento dei rifiuti e delle acque reflue;

– campi coltura;

– attività lavorative che prevedono viaggi o contatti con i viaggiatori.

Gli esperti intervistati nell’ambito del progetto hanno indicato l’esigenza di piani di emergenza che assegnino risorse finanziarie per affrontare eventuali futuri focolai di malattie. Hanno inoltre asserito che le informazioni raccolte tramite le relazioni obbligatorie potrebbero contribuire a individuare i primi segni della diffusione di una malattia.

La ricerca mette in evidenza la scarsa consapevolezza riguardo all’esposizione agli agenti biologici in tutti i settori, ad eccezione di quello sanitario e dei laboratori. In particolare, i giovani, gli addetti alle pulizie e alla manutenzione, i migranti e le donne in gravidanza sono particolarmente a rischio, pertanto è necessario migliorare l’accesso alle informazioni e attuare misure specifiche per proteggere tali categorie.

I casi di studio dimostrano quanto sia importante riconoscere i rischi e agire collettivamente per gestirli. Ad esempio, in Finlandia i servizi di medicina del lavoro hanno usato efficacemente i dati sulla sorveglianza sanitaria per interventi mirati relativi alle affezioni polmonari tra gli agricoltori. Le misure introdotte hanno ridotto il numero di casi e hanno aiutato i lavoratori agricoli che avevano già avuto problemi di salute.

La relazione conclude altresì che i settori colpiti da esposizione involontaria necessitano di orientamenti generali e che è fondamentale informare adeguatamente i lavoratori. È essenziale rispettare la gerarchia delle misure di controllo stabilite dalla normativa e dare priorità alle misure di protezione collettive piuttosto che a quelle individuali.

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